Web Tax: IAB Italia si schiera a favore di un sistema di tassazione equo e trasparente

Il mercato digitale ha un peso rilevante nell’economia italiana grazie al suo indotto e alla sua costante crescita, e rappresenta sicuramente una leva importante per il rilancio del sistema imprenditoriale.

Le imprese italiane del settore digitale sono, però, schiacciate dalla concorrenza aggressiva dei colossi del web, e la loro capacità competitiva è ulteriormente penalizzata dall’iniquità fiscale vigente, a livello sia nazionale sia europeo. Le aziende italiane, infatti, non riescono a competere tra di loro in maniera sana perché il 75% delle risorse risiede nelle mani dei giganti digitali, favoreggiati da una condizione di “paradiso fiscale”.

La forte disparità fiscale del settore digitale è oggetto di dibattito internazionale prima ancora che domestico, a causa della riscontrata inefficacia degli attuali sistemi di tassazione (sviluppati su business tradizionali) ad intercettare la materia imponibile di alcune multinazionali digitali, che sfruttano le lacune fiscali europee per minimizzare il carico impositivo.

Tutto ciò, ad oggi, ha prodotto una Legge che, per le sue caratteristiche, pende come una spada di Damocle sul capo delle imprese digitali italiane. Ci riferiamo, in particolare, all’imposta sulle transazioni digitali, introdotta nel nostro ordinamento dai commi da 1011 a 1019 della Legge 27 dicembre 2017, n. 2015 (Legge di bilancio 2018), la cosiddetta “imposta digitale” o “digital tax”, non ancora entrata in vigore per mancanza dei relativi decreti attuativi.

QUALI SONO GLI ASPETTI CRITICI DELLA “DIGITAL TAX”

L’imposta digitale di matrice italiana, nella sua veste attuale, potrebbe determinare uno svantaggio competitivo per le imprese residenti, in quanto:

–> si aggiungerebbe alla tassazione ordinaria locale, penalizzando di fatto le imprese italiane rispetto ai competitor esteri localizzati in paesi o territori a bassa tassazione, il cui prelievo fiscale potrebbe esaurirsi con l’assolvimento dell’imposta digitale;

–> lasciando, di fatto, inalterato il gap tra la tassazione effettiva delle imprese italiane rispetto a quelle estere localizzate in paesi che garantiscono un trattamento fiscale di vantaggio, l’imposta non contribuirebbe al raggiungimento di quelle condizioni di equità fiscale necessarie ai fini una sana e corretta concorrenza;

–> trovando applicazione sui “ricavi” non andrebbe ad intercettare la reale capacità contributiva di un soggetto economico, con il rischio di tassare – specie su realtà locali – imprese aventi margini già molto ridotti se non addirittura in perdita, ottenendo l’effetto perverso di gravare in misura drammatica sulle imprese locali contribuendo al loro possibile default

 

COSA PROPONE IAB ITALIA

Posto che è interesse delle imprese nostre associate quello di veder attuata – anche in maniera urgente – una misura fiscale equa ed efficace, che consenta di intercettare e assoggettare a tassazione le reali situazioni di abuso e di contrastare l’elusione fiscale delle imprese transnazionali della digital economy, IAB Italia propone di considerare una modifica dell’attuale norma, così come introdotta dalla Legge di bilancio 2018, che tenga conto di un’identificazione chiara dell’ambito applicativo, di un’applicazione dell’imposta solo alle imprese di rilevanti dimensioni per evitare di colpire le realtà di ridotte dimensioni, dell’ introduzione di un meccanismo premiale per quelle imprese che dimostrino di aver assoggettato a tassazione congrua i ricavi.

IAB Italia propone di considerare una modifica dell’attuale norma, così come introdotta dalla Legge di bilancio 2018, che tenga conto di un’identificazione chiara dell’ambito applicativo, di un’applicazione dell’imposta solo alle imprese di rilevanti dimensioni per evitare di colpire le realtà di ridotte dimensioni, dell’ introduzione di un meccanismo premiale per quelle imprese che dimostrino di aver assoggettato a tassazione congrua i ricavi.

 

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