IAB Digital Breakfast: focus sul Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e le modifiche al Codice Civile

24/05/2019

Lo scorso 15 maggio si è tenuto un nuovo appuntamento con la Digital Breakfast presso gli studi di Andersen Tax & Legal, dedicato alle novità introdotte dal "Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza". Durante l'incontro, a cui hanno partecipato alcuni Soci, si è discusso l’impatto che la nuova normativa ha avuto sulle norme del codice civile che riguardano l’amministrazione ed il controllo delle società, con effetto già dal 16 marzo 2019.

Il neo introdotto Codice della Crisi di Impresa (C.C.I.), a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale in data 14 febbraio 2019 del D.Lgs. 14/2019, ha rivoluzionato la vigente legge fallimentare intervenendo anche su alcune norme del codice civile. La parte normativa giàoperativa dal corrente anno (16 marzo 2019) implica un coinvolgimento attivo del management sin dalle fasi embrionali di una potenziale crisi finanziaria ed economica.

Obiettivo primario della nuova norma è la conservazione dell’attività aziendale, perseguita attraverso elementi di novità rispetto a quanto contenuto nella Legge Fallimentare del 1942: novità terminologiche (abbandono del termine “fallimento” sostituito da “liquidazione giudiziale”, nuove definizioni di crisi e di insolvenza) ma soprattutto introduzione di nuovi strumenti per la tempestiva emersione della crisi (sistemi di allerta) e di nuove figure di ausilio all’imprenditore nella risoluzione delle situazioni di crisi (Organismi di Composizione della Crisi – OCRI).

La nuova norma impone infatti agli imprenditori di dotarsi di strumenti adeguati per la tempestiva rilevazione dello stato di crisi e per l’assunzione di idonee iniziative.

L’organo amministrativo acquista un ruolo centrale, con obblighi simili ai doveri attuali del collegio sindacale: gli è imposto di dotare l’impresa di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati,  allo scopo di dare attuazione all’oggetto sociale, di individuare l’eventuale stato di crisi e  di attuare le misure di contrasto.

In particolare, l’emersione tempestiva della crisi dovrà essere perseguita seguendo un doppio binario: da un lato circoscrivendo il ruolo dei creditori qualificati (Amministrazione Finanziaria, INPS e Agente della Riscossione) obbligati a segnalare le situazioni di maggiore esposizione dell’impresa (cd allerta esterna); dall’altro introducendo limiti più stringenti per la nomina obbligatoria dell’organo di controllo, allo scopo di rafforzare i livelli di responsabilità dei vertici aziendali (cd allerta interna).

L’organo amministrativo e i soggetti deputati alla verifica del rispetto dei parametri di going concern dovranno effettuare un monitoraggio dei principali indicatori reddituali, patrimoniali e finanziari allo scopo di fare emergere squilibri e permettere quindi il loro riallineamento.

Ad oggi la norma ha espressamente previsto alcuni indici (la sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e la prospettiva di continuità aziendale per il medesimo arco temporale), ma si attende l’emanazione di parametri, specifici per ogni categoria di azienda, da parte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

Il rispetto della tempestività di intervento imposta dalla norma permetterà all’organo amministrativo di godere di misure premiali (riduzione di interessi e sanzioni su debiti tributari, esenzione/riduzione di responsabilità penali); viceversa, l’inerzia determinerà responsabilità di carattere penale ed il rischio di risarcimento del danno patrimoniale causato ai creditori sociali.

La novità di maggior impatto nelle scelte gestionali riguarda la nomina dell’organo di controllo che diviene obbligatoria se, per 2 esercizi consecutivi, la società registra un attivo patrimoniale superiore a 2 milioni di euro, ricavi delle vendite e prestazioni superiori a 2 milioni di euro ovvero più di 10 dipendenti occupati in media. Basterà aver superato anche solo uno di tali limiti e scatterà l’obbligo per la sua nomina. Alla data di entrata in vigore della norma si ha riguardo ai due esercizi antecedenti (2017 e 2018): la nomina dell’organo di controllo deve essere effettuata in sede di approvazione del bilancio 2018 ed in ogni caso entro 30 giorni dalla verifica del superamento delle soglie. In caso di inerzia dell’assemblea, provvede il Tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato o su segnalazione del conservatore del Registro delle Imprese. L’obbligo dell’organo di controllo decadrà se per tre esercizi consecutivi non verrà superato nessuno dei suddetti limiti.

La norma stabilisce altresì che le società a responsabilità limitata e le società cooperative già costituite alla data di entrata in vigore, se necessario, dovranno uniformare l’atto costitutivo e lo statuto, entro nove mesi, quindi entro il 16 dicembre 2019.

Dalla breve analisi sin qui condotta appare evidente come sia nato un vero e proprio “diritto societario della crisi”, che si pone l’obiettivo di evitare e, se latenti, fare emergere e gestire gli elementi di crisi, arrecando i minori danni possibili all’impresa e agli stakeholders.

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