L’Ad Fraud ci costa molto più di quello che pensiamo

23/03/2017

L’Ad Fraud ci costa molto più di quello che pensiamo

Adloox, azienda specializzata in fraud detection, ha recentemente condotto uno studio intitolato What Happens Next: How to Reverse the Rising Tide of Ad Fraud, commissionato da The&Partnership e m/SIX che mette in luce la reale portata economica dell'ad fraud e che, in secondo luogo, spiega come contrastare la crescita del fenomeno, prendendo in esame i ruoli dei diversi player. La ricerca condotta su circa 200 miliardi di bid request quotidiane e 10 miliardi di ad impression al mese per un anno, ha mostrato che il costo globale della frode online è stato fino ad oggi sottostimato. Di questi campioni, la metà è stata identificata come traffico non-umano (Bot) e traffico fraudolento da parte di fornitori e/o domini fasulli.

Il dato diffuso dall'ANA che indicava un costo globale annuo di 7 miliardi di dollari per gli advertiser è stato recentemente ribaltato. Adloox ha infatti stimato una perdita di circa 12,48 miliardi di dollari, il 20% su un totale di 66 miliardi di dollari spesi nel 2016. La perdita è comunque destinata a salire nel 2017, anno in cui, su una spesa totale stimata di 80 miliari di dollari, le frodi avranno un impatto ancora più alto che potrebbe toccare i 16,4 miliardi di dollari.

Entriamo ora nel dettaglio della spesa:

  1. - Su 27 mld di dollari spesi in servizi programmatic, il 29% era di traffico non valido (Bot e Adware). La perdita in questo settore ammonta a 7.8 mld di dollari. 
  2. - Su 39 mld di dollari spesi in servizi di direct-media (non-programmatic), il 12% era di traffico non valido (anche in questo caso in forma di Bot e Adware) con una perdita stimata di 4.65 mld di dollari.

A questo punto, la verifica in fase pre-bid potrebbe essere una valida soluzione:

Malgrado l'incremento di pre-bid blocking, nuove modalità di frode continuano ad emergere, richiedendo una sempre maggiore supervisione da parte di personale umano e continui aggiornamenti delle politiche di verifica degli annunci. La verifica in fase pre-bid si suddivide in tre punti chiave in cui è consigliabile tenere sotto controllo le possibili frodi:

  1. - Prima di effettuare la richiesta di un bid, momento in cui circa il 50% del traffico è fraudolento.
  2. - Dopo avere effettuato la richiesta, momento in cui circa il 40% del traffico risulta non valido.
  3. - Dopo che l'impression è stata conteggiata. Se le due fasi precedenti sono state svolte con cura, in questa fase avremo una percentuale del solo 1 - 2 %.

Com'è consigliabile muoversi a questo punto?

C'è ancora molto da fare per proteggere la industry ed è necessario che le azioni vengano messe in atto da tutti gli attori coinvolti. Per prima cosa, le agenzie media devono investire nell'erogazione di un servizio che sia il più impeccabile possibile per proteggere i clienti e allo stesso tempo istituendo una politica che obblighi quest'ultimi a far verificare i dati di terza parte e le richieste pre-bid da enti dedicati al controllo. Gli advertiser e ancora i clienti dovranno poi investire in brand protection.

Secondariamente, le big-platform come Google e Facebook dovrebbero lanciarsi in iniziative anti-frode come quelle di TAG e JICWEBS e dovrebbero soprattutto smetterla di verificare loro stessi la trasparenza del proprio lavoro e dei propri dati, cominciando ad affidarsi a specialisti e auditor di terze parti che verificherebbero sicuramente in modo più oggettivo.

Scarica QUI il report completo.

 

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